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PIANTE
E INQUINAMENTO DOMESTICO
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Al di là dell'ossigenazione,
però si è visto che le piante in misura diversa possono anche
assorbire e scomporre varie sostanze nocive.
Nel corso delle sperimentazioni condotte in funzione dei loro
programmi scientifici, i ricercatori dell'Ente spaziale americano
(Nasa) hanno verificato che anche in un ambiente chiuso la
presenza di piante è in grado di provvedere alla depurazione
dell'aria con notevole efficacia.
Per capire come ciò accade dobbiamo brevemente considerare
quelle che sono le principali funzioni biologiche delle piante:
- la fotosintesi clorofilliana, per cui viene assorbita
anidride carbonica ed immesso ossigeno nell'aria, che è appunto
un processo inverso alla respirazione caratteristica
dell'uomo e di tutto il regno animale;
- la traspirazione (un fattore molto utile anche per
umidificare gli ambienti resi troppo secchi dall'uso di impianti
di condizionamento e riscaldamento);
- l'emissione e l'assimilazione di varie sostanze chimiche.
Se i vantaggi dell'assorbimento di anidride carbonica sono
di per sè evidenti (basti pensare tra l'altro alla riduzione
dell'effetto serra che ne deriva), vale certo la pena soffermarsi
sulla traspirazione.
E' stato notato che tale processo, in quanto crea una differenza
termica (l'emissione di vapore acqueo in effetti è una liberazione
di calore), genera un piccolo ma sensibile moto di convezione
nell'aria presente intorno alla pianta. Tale fenomeno ha un
ruolo significativo negli strati interni della giungla tropicale,
dove altrimenti l'aria sarebbe per lo più immobile. Anzi,
le specie presenti in detto ecosistema, al fine di sopravvivere
in un ambiente caratterizzato dalla scarsità di luce, hanno
sviluppato anche un processo di fotosintesi accelerato.
Ne consegue che le piante usate all'interno delle nostre
case (proprio all'ecosistema tropicale appartiene la gran
parte delle specie che usiamo come piante da interno) presentano
un'insieme di caratteristiche particolarmente adatte all'opera
di bonifica ambientale. Infatti il fenomeno di convezione
facilita il movimento e la rimozione delle sostanze tossiche
da parte delle piante stesse, sia assorbendole attraverso
gli stomi presenti sulle foglie, sia spostandole verso
la rizosfera, dove i microbi del terreno provvedono
a demolirle e a trasformarle in composti utili al loro nutrimento
e a quello delle piante (fissazione dell'azoto).
Al di là del fattore convettivo comunque è noto che anche
le sostanze assorbite direttamente dalle foglie vengono trasportate
fino alle radici e al terreno attraverso i tessuti interni
delle piante.
Tutte queste sostanze che per noi sono nocive, ovviamente
risultano utili ad altre entità quali appunto i microbi presenti
nella rizosfera, che vengono specificamente selezionati dai
meccanismi evolutivi della Natura proprio in funzione degli
elementi nutritivi disponibili. Ne consegue che nel terriccio
contenuto nei vasi delle nostre piante, viene a costituirsi
un sistema biologico equilibrato, del tutto adatto ad eliminare
proprio le sostanze nocive presenti in quegli specifici ambienti
domestici. Tutto ciò è tanto più vero in quanto i microbi
sono organismi molto adattabili e possono rapidamente adeguarsi
alle condizioni ambientali che riscontrano, mantenendo di
fatto un prezioso equilibrio naturale.
All'inizio degli anni Ottanta, durante le ricerche in previsione
di una futura base lunare permanente, la Nasa verificò la
sconfortante presenza di alcune centinaia di sostanze tossiche
all'interno della sua stazione orbitante Skylab. Replicando
quelle condizioni in un lungo ciclo sperimentale basato a
Terra, i ricercatori dell'Ente spaziale hanno poi effettivamente
riscontrato che le normali piante che usiamo per arredare
i nostri interni domestici erano in grado di eliminare tutte
quelle sostanze. (2)
La Nasa, anzi, in seguito costruì una cellula abitativa
realistica (la cosiddetta "biocasa") caratterizzata da un
limitato consumo energetico e da un estremo livello di isolamento
rispetto all'atmosfera esterna, ma impiegando volutamente
nella costruzione materiali affatto sintetici e dunque nocivi.
Chiunque vi entrasse infatti manifestava rapidamente i tipici
effetti della "sindrome da edificio malato" (in particolare,
irritazioni alle mucose e difficoltà respiratorie).
Tutti questi effetti cessarono completamente una volta che
in quell'ambiente vi furono sistemate le piante. Anzi, a coronamento
delle sperimentazioni, una persona abitò permanentemente la
"biocasa" per diversi mesi senza dichiarare alcun problema.
A riprova della velocità con cui a livello microbico si ricreano
gli equilibri biologici della rizosfera, si è riscontrato
che le piante erano di grado di cominciare a depurare un ambiente
nell'arco di una giornata. Si è anche verificato che tale
capacità disinquinante migliorava sensibilmente col passare
del tempo. Inoltre si è visto che vi era una certa diversità
nell'efficienza tra una specie e l'altra, nel senso che ogni
tipo di pianta si è dimostrata più o meno efficace nella rimozione
delle diverse sostanze tossiche considerate (il testo di Wolverton
già citato ne da' ampio riscontro, riportando i dati relativi
a cinquanta specie vegetali attentamente studiate). (2)
Non solo le piante provvedono a eliminare le sostanze nocive,
ma ne emettono anche di utili. Queste sono praticamente delle
sostanze antiparassitarie naturali (essenze fitochimiche),
preposte a mantenere la salute delle piante stesse. Poiché
di fatto ciò significa eliminare spore e batteri, è evidente
che le essenze fitochimiche hanno anche loro un ruolo nel
miglioramento delle condizioni ambientali (in stanze condizionate
dalla presenza delle piante, si è constatato un abbattimento
anche superiore al 50% della quantità totale di spore e batteri,
rispetto ai medesimi ambienti privi di piante).
In fin dei conti, dunque, non è sbagliato affermare che una
stanza non adatta alle piante non è nemmeno adatta agli uomini.
prossima
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